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Processo penale davanti al Giudice di Pace e il querelante non compare, che fare?

Processo penale davanti al Giudice di Pace e il querelante non compare, che fare?
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La mancata comparizione del querelante nel processo costituisce fatto incompatibile con la volontà di persistere nel proposito di perseguire il querelato? La questione ha avuto nel corso dell’ultimo decennio due opposti orientamenti sostenuti sia dalla sezioni semplici della Suprema Corte che dalle Sezioni Unite.


Fino al 2013 la giurisprudenza di legittimità era consolidata nel ritenere che nel procedimento davanti al Giudice di pace instaurato a seguito di citazione disposta dal P.M., D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274, ex art. 20, la mancata comparizione del querelante - pur previamente avvisato che la sua assenza sarebbe stata ritenuta concludente nel senso della remissione tacita della querela - non costituisse fatto incompatibile con la volontà di persistere nella stessa, per cui nessuna tacita remissione ai sensi dell'art. 152, II comma, c.p. (Cass. Sez. Unite n./2008, Cass. Pen. n. 18187/2013).


Nel 2016 le Sezioni Unite sono tornate a pronunciarsi sul tema con un operando un deciso revirement, affermando infatti il principio di diritto secondo cui "integra remissione tacita di querela la mancata comparizione alla udienza dibattimentale (nella specie davanti al Giudice di pace) del querelante, previamente ed espressamente avvertito dal giudice che l'eventuale sua assenza sarà interpretata come fatto incompatibile con la volontà di persistere nella querela" (Cass. Sez. Unite n. 31668/2016).


Nella sentenza in commento la Suprema Corte aderisce a tale ultimo indirizzo, ripercorrendo le motivazioni già esposte dalle Sezioni Unite, ovvero da un lato è pur vero che nè il codice penale nè quello processuale specificano gli atti o i comportamenti, indefinibili a priori, dai quali ricavare una volontà di remissione tacita, limitandosi l'art. 152 c.p., II comma, ad attribuire valore di remissione al compimento da parte del querelante di "fatti incompatibili con la volontà di persistere nella querela"; per altro verso non può non considerarsi che nei processi dinanzi al Giudice di Pace quest’ultimo ha un inderogabile dovere di favorire la conciliazione tra le parti nei casi di reati perseguibili a querela, ben potendo essere riconosciuta al giudice stesso la scelta delle modalità più opportune per perseguire tale obiettivo.


Secondo i giudici, dunque, l’avvertimento, posto in essere dal Giudice alle parti della valutazione che potrebbe essere attribuita a una loro condotta passiva, comporta che il medesimo deve valutare anche la volontà tacita del querelante di rimessione e la mancanza di volontà di ricusa del querelato.